E' il primo passaggio di anno che vive questo blog. Vorrei salutare tutti con uno sguardo indietro.
Ecco un esempio di viralità, Fabrizio. Vorrei segnalare i 5 video più visti su Youtube nel 2009. Ringrazio Juliette per la notizia.
Questi, invece, è un breve articolo di AdAge, che ci racconta i migliori video virali dell'anno.
Non posso non segnalare quello di Evian, che trovo forse un po' artificiale, ma è comunque da vedere....
Un saluto a tutti e un augurio per un 2010 sempre assieme e ricco di soddisfazioni.
Molto spesso si parla di 'virale' (video, concept, marketing) come se, incredibilmente, si potesse dimenticare che il primo 'virus'in assoluto è proprio il 'linguaggio'. Ce lo canta Laurie Anderson nel suo pezzo: ricordiamoci cmq che questa fulminante illuminazione - Language is a virus - viene da quel grande visionario e scrittore che è W.Burroughs.
Uno spazio di lavoro per chi vuole cambiare il mondo.
(di Vania Pavan)
Il 10 dicembre scorso a Milano ha aperto ufficialmente le porte THE HUB: uno spazio in cui le idee prendono forma e la condivisione è presupposto fondamentale per qualsiasi attività.
Forte dell'esperienza positiva sperimentata dal 2005 a Londra - che conta già 3 "The HUB" al suo attivo, Alberto Masetti-Zannini - uno dei fondatori milanesi - racconta in questo video cos' è the hub e quali sono le potenzialità di questo centro.
Sì, perchè si tratta di uno spazio destinato a diventare un centro permanente per l'aggregazione di coloro che condividono i valori del tanto discusso 3° settore.
Una sorta di innovazione dal basso, un incubatore di idee e promotore di start-up.
THE HUB: un modello presente ormai in oltre 20 paesi.
L'idea è certamente stra-utile in una Milano che non ha mai tempo per fare nulla, ma soprattutto non ha tempo per ascoltare le idee innovative di giovani creativi che vogliono trovare soluzioni ai mille problemi della città.
Ecco una citazione di Daniel Odier, studioso del Vijnanabhairava tantra kashmiro, che mirabolmente avvicina il mondo del ‘pensare a rete in una visione networking oriented' al pensiero orientale: “Cessa di essere in una dinamica rettilinea ed entra in un'effervescenza sferica dove qualsiasi movimento che non sia circolare, ciclico, andrà a sfumare sino a scomparire. In una percezione sferica del mondo tutte le differenze sfumano e l'essere reintegra l'infinito”. fb
(di Lorenzo Guerra)
E ci si risiamo! Dal titolo di questo articolo del Corriere della Sera online sembra si voglia demonizzare Facebook e altri sistemi di relazione sociale online per la diminuzione di interazioni umane face to face. Il minor di tempo dedicato alle proprie amicizie sembra dipendere dal tempo che si passa a "chattare" con altri su Facebook o a chiacchierare su Twitter di cose poco importanti. E' realmente diminuito il tempo che noi dedichiamo alle nostre amicizie? E non è che il minor tempo che abbiamo a disposizione dipenda dalla vita che facciamo? Cioè dal lavoro sempre più incalzante, dai trasporti sempre più sgangherati, ecc? No! E' proprio colpa di Facebook... Beh la provocazione lascia ovviamente il tempo che trova. In realtà il discorso è decisamente più complesso. Si tratta di definire cosa significhi per noi "amicizia". I 768 amici che hai su Facebook poco valgono, perchè il Natale o il tempo libero a disposizione lo passi con i soliti 4 compagni delle superiori e dell'Università?
Beh lo sapevamo tutti!! La definizione di amicizia sui social network è del tutto arbitraria, avremo potuto chiamarla collegamento, link, nodo, vicinanza, conoscenza, sentito dire o qualsiasi altra cosa. Non è per nulla detto che sia una vera amicizia e non cerchiamo di confondere le idee. Non credo nessuno si illuda che tutti gli amici di facebook siano veri amici. Ci mancherebbe. La logica con cui si aggiungono amici è del tutto personale. C'è chi ammette tra le proprie amicizie di Facebook solo amici veri e chi aggiunge chiunque, e chi, addirittura, chiede l'amicizia a tutti gli amici degli amici degli amici così arriva ad avere 2.500 amici in 3 settimane. Beh quindi?
di Lorenzo Guerra
I più importanti servizi di news, tra cui Cnn, Bbc e da noi Sky stanno offrendo spazi per la narrazione delle news agli utenti. Le notizie, si dice, potranno avere una prospettiva diversa, più ampia. E’ vero ed è vero che il citizen jourmalism in questo modo potrà offrire una quantità di notizie al di là di ogni precedente rendendo difficile la lettura di tutto questo materiale e impossibilitando i giornalisti a seguire tutti gli stimoli prodotti.
Ma non mica è necessario che ogni cosa venga letta e seguita. Altra questione, il crowdsourcing journalism è attendibile? Chi lo sa! Ma il giornalismo tradizionale lo è?? Lo so non si risponde a una domanda con un’altra domanda.
In ogni caso rispnde benissimo Luca Sofri in un bellissimo post sul futuro del giornalismo, che anche il giornalismo professionale, per intenderci quello con l’iscrizione all’ordine, non è che le azzecchi sempre, anzi.
I social media potrebbero essere di grande aiuto per: 1) la propagazione o lanci di notizie e storie interessanti. 2) per la costruzione di storie che possano, nei social media, raccogliere e raccontate storie da diversi angoli.
Anche nei 140 caratteri twitteriani si posso fare le entrambe le cose, e ricordiamoci che i cronisti nell’era dei telegrammi avevano imparato a dare le notizie in pochissime righe.
Il giornalismo è nato come sistema di crowdsourcing, e non è detto che torni a esserlo. Nella guerra tra panzer dell’informazione globale e news iperlocali la questione crowdsourcing potrebbe venire a favore della seconda.
Devo dire che se partiamo dal presupposto che i mercati sono conversazioni, beh, allora Twitter è l’insieme dei mercati. Forse detto così è troppo, ma allora cosa è Twitter e a che serve?
In 140 caratteri non si possono dire molte cose, si possono lanciare molte idee, però, e qualcun altro o qualcos’altro le approfondirà ci rifletterà si dilungherà successivamente. La mia opinione è che Twitter sia abbastanza superficiale ma veloce, velocissimo a generare word of mouth. Non si possono, appunto, spiegare e generare pensieri complessi, ma li si possono lanciare, si possono coinvolgere le persone . Il messaggio si espanderà tra continui RT. Il valore, la credibilità, la reputazione di una persona ne misurano il peso all’interno della discussione, i messaggi possono ogni volta diventare origine di processi virali.
Come sempre alla base di tutto c’è la reputazione. In 140 carattere una persona che reputo geniale riuscirà a farmi partecipare a qualsiasi causa. La reputazione la si conquista con tanto lavoro, tanti consigli utili regalati, tante segnalazioni di valore offerte senza chiedere nulla in cambio. Anche questo fa parte del complesso sistema della comunicazione. Probabilmente Twitter si espanderà in estrema superficie dello stagno che è il nostro sistema dell’informazione.
Il cambiamento epocale che stiamo vivendo sta facendo emergere talenti, nuove idee e una nuova vision. Andrea Zoppolato, un nostro amico con un piede a Berlino e uno a Milano, dirige questa iniziativa editoriale - néoenews, e ha il coraggio di parlare di valori.... Ecco la mission: "Dare voce al desiderio di cambiamento e di rinnovamento internazionale. Fornire possibilità di vivere esperienze di valore. Offrire informazioni e strumenti utili per realizzare se stessi, materialmente e spiritualmente". Scusate se è poco (fb).
L’occasione di ritornare sull'argomento me la fornisce ‘Creatività, Cooperazione, Condivisione 2009 Roma, 20 dicembre 2009 Città dell'Altra Economia’: la Wikinomics è una realtà, non è solo una simpatica empirica idea che tale rimarrà, ma la vera sfida del PENSARE A RETE. Siamo entrati nella fase vera e propria del cambiamento e la percezione di essere all'interno dell'occhio di un ciclone è sempre più diffusa. Questo ciclone ha un nome ben preciso: cambiamento epocale. Penso che questa crisi (per altro molto impegnativa come espressi chiaramente in tempi non sospetti durante un incontro nel luglio 2008) ci permette finalmente di passare ad una società 'Wikienomica'con delle parole d’ordine ben precise: 'Cooperazione'(Cooperare è meglio che competere), 'Condivisione'(+idee condivise+velocità di espansione+diffusione della conoscenza), 'Creatività'(impulso verso il futuro) di fb.
Guardando le opere di Yayoi Kusama, l'altro giorno al PAC di Milano, mi domandavo come accidenti potessi non conoscere quest'artista tanto eclettica, fuori sopra e sotto le righe: nella sua lucida follia e nella sua 'diaspora' artistica senza padri e padroni mi trovavo molto a mio agio :-). Questo è un suo pensiero: "Mentre ero intenta a dipingere, mi accorsi che la rete stava invadendo la scrivania . Esclamai:'Oh, mio Dio!', e così, alla fine, mi ritrovai a dipingere sul pavimento. E poi un giorno, al mio risveglio, trovai la finestra ricoperta da una rete rossa. Dissi: 'E questa che cos’è?', e andai alla finestra, e la rete mi coprì la mano. La rete era dappertutto, arrivava fino al soffitto. Quando guardai i mobili, vidi che erano tutti coperti dalla rete.”. (fb)
Voglio segnalare una bella presentazione di Andrea Colaianni. Mi piace molto e conosco personalmente Andrea. Credo il recente libro di cui è co-autore sull'argomento sarà una delle prossime letture. Magari durante le vacanze di natale e meglio ancora se su copia personalmente consegnata dall'autore....
(di fabrizio bellavista) Idee sparse per facilitare i processi innovative... Esempio a) tutti i dipendenti di Google possono usare il 20% del loro tempo lavorativo per occuparsi in piena libertà di progetti di loro interesse (fonte wikipedia). Esempio b) nel 1998, in India, è stato creato un fondo di investimento riservato unicamente ai non-residenti (cioè coloro che erano espatriati), fondo che nasceva per sostenere la ricerca. Questo fondo, di enorme successo nella raccolta, è stato il principale propulsore di Bangalore, la Sillicon Valley orientale (Fonte: Cindia, Federico Rampini). Esempio c) il Mediterraneo ha avuto più nomi, in rapporto alle terre che arrivava a bagnare. Oggi il mediterraneo si chiama anche Bahr al-abyad (Mare Bianco) e al-Mutawassit (di Mezzo). Fonte: Alessandro Vanoli, "In Europa". Immagine: ArteErta.
(di Lorenzo Guerra)
Devo assolutamente tornare sull’argomento visto che, ne sono certo, terrà banco per molto ancora senza che, per il momento, si riesca a intravedere un esito altrettanto certo. Oggi un nuovo intervento di De Benedetti ci chiarisce la sua posizione sul modello economico su cui sta ragionando per la vendita delle news online.
A me pare che le tecnologie a nostra disposizione, i segnali chiarissimi che arrivano dal mercato ci stiano indicando inesorabilmente la direzione che il flusso dell’informazione prenderà da adesso ai prossimi anni ed è lì che si devono sperimentare nuove logiche economiche. O forse è chiaro a me…
Oggi Il Sole pubblica un nuovo intervento di Carlo De Benedetti sul tema. Siccome ho commentato l’altra volta, ricommento anche oggi. Sarei tentato di scrivere a priori ma voglio tentare di entrare nel merito.
De Benedetti ci dice che Google guadagna utilizzando il lavoro altrui e che su l’online la Big G ha su tutti un peso preponderante. Cita un precedente articolo pubblicato sul Sole 24 Ore di Eric Shmidt (Ceo di Google), che spiega e giustifica la posizione di Google.
Per noi è vero: il quasi monopolio di Google su tutti i servizi web, soprattutto sulla pubblicità, deve far pensare. Se la sono conquistata, perché ci hanno investito e lavorato molto e hanno avuto un'idea geniale, però; mentre gli editori facevano altro e non si preoccupavano molto del loro futuro. Ora correre ai ripari potrebbe essere tardi.
Vorrei utilizzare stessa la logica con cui argomenta De Benedetti
Ultima tappa del Working Capital. L'evento patrocinato da Telecom Italia è un barcamp itinerante alla ricerca delle idee più innovative per il web 2.0. Sul sito abbiamo visto già molti progetti interessanti.
L'appuntamento è alla Bocconi il 16 dicembre presso l'Aula Magna in via Gobbi 5, naturalmente a Milano.
Il programma oltre a elevator pitch (3 minuti per raccontare e spiegare la propria idea e 3 minuti per rispondere a eventuali domande) prevede una tavola rotonda:
Tavola rotonda Dialogo sull’innovazione con:
Franco Bernabè, amministratore delegato Telecom Italia
Alfonso Gambardella, professore ordinario del Dipartimento di Management presso l’Università Bocconi
Tito Boeri, professore ordinario del Dipartimento di Economia presso l’Università Bocconi
Carlo Verdelli, direttore della Gazzetta dello Sport
(di Lorenzo Guerra)
Sono stato invitato a fare da giuria per un premio molto conosciuto che valuta i migliori progetti web italiani. Ne abbiamo visti 70, e garantisco, alla fine non ce la facevo proprio più.
Passato il blocco il giorno seguente, mi sono reso conto di una serie di cose rispetto all’evoluzione del web italiano. Innanzitutto devo ammettere che non mi era mai capitato di avere una visione tale su tanti progetti. Gli autori di questi progetti sono da ricercare nelle migliori agenzie italiane. Insomma uno spaccato eccezionale della produzione web italiana. Mica male, anche se dopo 70 progetti uno per un po’ pensa per sé a un futuro da contadino o al massimo da bagnino.
Poi inizia a vedere l’esperienza da un punto di vista complessivo (qualcuno direbbe piuttosto olistico…). Ho notato che rispetto alle riflessioni del passato ci sono delle tendenze che contraddicono tutta la teoria del web degli anni passati. Una volta si diceva con il web è difficilissimo vendere e promuovere prodotti o servizi. Fantastico!!! ¾ dei progetti erano di promozione diretta di prodotti (motorini, luoghi, linee di moda e addirittura serie tv) senza finte narrazioni. Alcuni veramente notevoli.
La cosa considerevole, piuttosto, è che la maggior parte dei progetti più interessanti di quelli visionati avevano una componente “social”. Ormai è un dato di fatto che ogni progetto per essere interessante e “virale” deve trovare il modo di far comunicare e promuovere il proprio contenuto dagli utenti del servizio Se si trova la leva motivazionale giusta allora il progetto avrà buone probabilità di funzionare.
Beh alcune componenti, come quella social, sono sempre più presenti, immagino che i clienti abbiano compreso e lo pretendano. Non c’è voluto poi molto. Mi sembra che il cambiamento ora avvenga più rapidamente. Alcune componenti erano veramente intelligenti e motivanti.
Vediamo cosa ci attende nel futuro prossimo!!!!
(di f.bellavista)
Ieri sera ci siamo trovati alla presentazione di Christmust 2009 (Il libro, nell'edizione 2009 pubblica i 100 oggetti di tendenza del 2009 e narra 15 storie emblematiche di aziende italiane di design). L'idea è molto bella, il nuovo quartier generale milanese della Factory Creativa di Lapo Elkann è molto-molto intrigante ma il volume è deludente per la mancanza di ricerca creativa, di spunti emozionanti e di testimonianze dell'interactive world.
(Di Vanja Pavan) Si stima che circa il 10% della popolazione appartenga al collettivo LGBT. Una minoranza rispetto alla popolazione totale, ma di certo costituisce un segmento di nicchia di mercato piuttosto appetibile, che negli ultimi anni è diventato l’obbiettivo di molte aziende di diversi settori commerciali. Dall’abbigliamento alla musica, dallo spettacolo ai viaggi, dai prodotti di bellezza a tutto cio’ che è moda: il collettivo LGBT si trasforma da semplice consumer a trend setter capace di anticipare e condizionare tendenze e stili di vita. Si tratta di un settore in costante crescita che vede il suo traino economico nel Turismo. Soltanto in Italia, infatti, il giro d’affari generato dai turisti omosessuali è il 7% del totale, e sale addirittura al 10% del fatturato viaggi mondiale. Un dato importante se consideriamo che l’Italia è la meta preferita per eccellenza! Anche la pubblicità(specchio della nostra società in trasformazione) cerca quindi di intercettare questo segmento di mercato che, nel nostro Paese diversamente dagli altri, ha visto la sua affermazione grazie alle piattaforme web 2.0. L’ingresso delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione ha messo in discussione la validità del concetto stesso di mercato e, di conseguenza, anche le strategie e i modelli di marketing consolidati negli anni 80/90 non sono più stati in grado di far fronte a un nuovo panorama sociale. Grazie al web 2.0 si sono create nuove opportunità generatrici di valore economico. Le preferenze del mercato si formano sempre di più in comunità online e sempre di meno sui media tradizionali di impostazione generalista. E’ quindi nell’era della partecipazione, grazie anche a una maggiore frammentazione dei gruppi sociali che i grandi business cominciano a volgere lo sguardo a numerose ed interessanti nicchie di mercato come quella degli omosessuali. Tuttavia è ancora fortemente diffusa l’idea che una comunicazione esplicita e diretta al target gay possa allontanare il consumatore eterosessuale. Assistiamo dunque a due tipi di comunicazione: 1) quella diretta, che investe nei mezzi appartenenti al collettivo LGBT e 2) quella indiretta che ammicca attraverso le campagne “gayfriendly” .
Un meccanismo che riflette la nostra società italiana: il Bel Paese dove tutto è possibile, dove la tolleranza è argomento quotidiano… fino a quando non ti riguarda. Abbiamo ancora tanta strada da percorrere e, se è vero che la pubblicità riflette l’anima di una società, confrontiamo questi dati: La prima campagna Italiana contro l’omofobia è datata novembre 2009 (con “qualche “? errore) .
Nel 2006 un quotidiano italiano recitava “Rivoluzione all’Università: una tesi sulla cultura gay” .
La prima campagna americana che richiama l’argomento risale al 1917! Firmata Procter& Gamble per pubblicizzare l’Ivory Soap “There is no other soap that satisfies me now” .
50 anni dopo L'America presenta uno spaccato evolutivo della sua società con questo spot :
Ci vorrà del tempo, tanta buona pubblicità e grandi cambiamenti del tessuto socio-economico, ma ci arriveremo anche noi.
(di fabrizio bellavista).
Ci siamo conosciuti, io e vanja, compagna di questa avventura in formato blog (insieme con lorenzo), prima attraverso fraseggi via email e poi in occasione di un incontro stile 'microbarcamp' nella sede di Supermoney - eravamo infatti ospiti di Andrea Manfredi - per parlare di Cultura della Comparazione on line. Un gruppo molto eterogeneo di persone convenute per contaminare il proprio pensiero e parlare di quello che la rete offre (sempre di più). Interessante una delle key emersa nella conversazione: la rete (i portali di confronto servizi nella fattispecie) hanno bisogno di recuperare 'calore', interazione, re-la-zio-ne. Relazione, ecco la parola magica.
(di lorenzo guerra).
E’ di oggi la notizia delle news a pagamento di Google.
Sembra che sia in atto una rivoluzione, in fin dei conti è vero, questa rivoluzione è in atto, ma non come la stanno raccontando.
Per gradi: ci ha provato prima Murdoch dichiarando che: “Quality journalism is not cheap. The digital revolution has opened many new and inexpensive distribution channels but it has not made content free. We intend to charge for all our news websites”
Poi ci ha riprovato anche Debenedetti che dalle pagine del Sole24ore se ne è uscito con un’idea, a mio avviso decisamente discutibile, ovvero di tassare chi offre la connessione, perché reo di guadagnare sulla connessione che i cittadini devono avere a tutti costi per accedere a contenuti che vengono creati da altri e che online vengono offerti gratis.
La questione delle news a pagamento sta prendendo una piega bizzarra, oggi è uscita la notizia che anche Google intende far pagare le news. Il modello dovrebbe essere più o meno questo: 5 news al giorno sono gratis oltre si paga. Non mi sembra una grande rivoluzione, ma noi da fuori non riusciamo a capire alcune cose: il digitale solleva la stampa dalla filiera stampa - distribuzione, che sul costo di copertina incide parecchio. Le versioni digitali dei due maggiori quotidiani italiani hanno circa il doppio dei lettori che la versione cartacea. L’editoria non riesce a immaginare nessun sistema per monetizzare la propria offerta. Il servizio Google News, in realtà non da un grandissimo valore aggiunto, chiunque con un feed reader può ottenere lo stesso risultato. Ci saranno altri editori che offriranno lo stesso servizio. Qualcuno penserà di vietare i link a pagine di terzi (è un po’ che se ne parla) ecco si guarda all’800 invece che al 2100…
La mia sensazione in tutto questo è che oltre alla dichiarazione non si andrà, chi ci proverà rischierà di rimanere bruciato.
La questione piuttosto è di trovare nuove forme sia organizzative interne per la produzione delle news, sia di vendita. Per il momento buone idee latitano, e la stampa fa sempre più fatica. Secondo il Censis anche la carta stampata è in grossa crisi. In un anno i quotidiani hanno perso circa il 25% dei lettori. Sarà la crisi, sarà una tendenza di medio-lungo termine? Non lo so, ma credo che gli editori faranno grande fatica a ritrovare la readership persa. Qui non è in gioco solo la distribuzione dei giornali, ma soprattutto il ruolo dell’editore, che improvvisamente non è più necessario nel mondo delle news. O si sapranno reinventare o rischieranno seriamente l’estinzione. Una cosa poi è certa, trovare a loro stessi un nuovo ruolo è compito esclusivamente loro. E’ successo alla musica prima, ora sta a loro, succederà in futuro anche al cinema, poi alla tv.
(di f.bellavista). La gestalt propria dei social network, il comportamento nei nuovi ambienti digitali, il non verbale virtuale: ecco le nuove frontiere della ricerche qualitative?.
Blog condiviso. Per ora il blog è gestito a quattro mani, ognuno con le sue specificità, of course. Il fil rouge? Crediamo nella 'liquidità' del grande cambiamento epocale in atto.