
Il vuoto in Occidente genera apprensione, fa scandalo, irrita. Anche il 'togliere' ha un’accezione negativa nella nostra cultura.
Saturare ogni spazio fisico e psicologico, invece, sembra essere il dicktat: come si fa dunque a partorire la 'connecting age' che ha già fuori parte della testa ma fa fatica a far uscire il resto? Il non contemplare il concetto di vuoto è espressione della paura dell’altro. Fare vuoto è alla radice dell'accogliere un nuovo pieno, un “diverso pieno”. Vuol dire connessione con l'altro, condivisione, alternanza, ritmo, ying e yang, insomma il respiro. (Ci stiamo lavorando sopra, io, Roberta Buzzacchino e Davide AlterAgo Agostoni per il magazine ADV).
0 commenti:
Posta un commento