martedì 12 aprile 2011

La creatività (non remunerata?) nell'era digitale

Clay Shirky, scrittore americano ed attento studioso degli effetti sociali ed economici legati alle nuove tecnologie, mette tra le cose degne di nota della nostra epoca la possibilità di trattare - al giorno d'oggi - il tempo libero come un vantaggio sociale generale, utilizzabile per grandi progetti collettivi, invece che come una serie di singoli minuti da passare piacevolmente in solitudine. (Io aggiungo che spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto del contributo che aggiungiamo a qualche sorta di progetto…). Shirky definisce quest'idea con due parole "Surplus Cognitivo". Scendiamo con i piedi per terra e sintetizziamo tutto questo con un'altrettanta perifrasi arcinota: "user generated content", cioè i contenuti generati dagli utenti (gratuitamente) e diffusi sul web. Mi piace chiudere il cerchio con la mia solita volontà di trasformare eventi del passato in pindariche metafore del mezzo internet (e di tutto quello che ne consegue). Ma questa volta prendo in prestito lo scrittore Nicholas Carr che definisce digital sharecropping (mezzadria digitale), rifacendosi ai mezzadri che dopo la Guerra di secessione americana lavoravano la terra senza esserne i padroni, neppure di ciò che vi cresceva. "Con la mezzadria digitale - sostiene Carr - i proprietari delle piattaforme guadagnano e i creatori di contenuti no, ed è palesemente ingiusto".

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