lunedì 6 giugno 2011

Il linguaggio è come una pelle: una lingua non è la somma di elementi ma una dinamica di relazioni


Chi modellizza, muore! Da Platone a Barthes. Continua il dialogo tra me e Stefano Lazzari, un dialogo che si materializza in conversazioni telefoniche, via skype, in pranzi dal vivo e in post in facebook.... Stefano Stex ha il dono dell’apriscatole. Cioè ha il cervello che al pari del paracadute più si apre e meglio funziona. Lay out, mock up, parole sino a poco tempo fa affascinanti. Come i modelli. E’ pensabile una storia senza modelizzazioni – la mappa non è il territorio, come dire che il menù del ristorante non è commestibile: ma se lo diventasse? Se il menù e le pietanze divenissero un unico elemento. Come fa la mappa a diventare il territorio e narrazione per quanto questo sostantivo possa essere di utilità?
Chiudo con la citazione di Barthes e una considerazione: "Il linguaggio è come una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l'altro. E' come se avessi delle parole a mò di dita o delle dita sulla punta delle mie parole". La considerazione invece, è questa: Havelock e McLuhan hanno individuato e segnalato un ‘momento di emergenza’ (la Grecia alfabetizzata e la visione platonica) seguito da quello del consolidamento (l’Europa tipografica di Johann Gutenberg). Insomma Platone e Gutenberg hanno segnato, per il linguaggio, una svolta determinante che ha allontanato la comunicazione dalle sue radici aperte e orali. Cattivi loro?
No, ogni epoca necessita del proprio linguaggio, che brutto usarne uno dei secoli passati!

L’immagine è una creazione di Natasa Vukovic per la rubrica "LanguageGarage" di ADV .

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