venerdì 7 ottobre 2011

Le "coincidenze significative" di Jung: come mai la Grecia, patria del nostro pensare, è in default e la Cina vive un momento di massima espansione?

In questi giorni si compie, in una lettura junghiana che tanto amava le "coincidenze significative", un metaforico cambio della guardia tra la nostra civiltà e quella asiatica capeggiata, in questo caso, dalla Cina e dalla Corea. La Grecia, patria del pensiero logico, è in default (si è usato lo stesso termine in agosto anche riguardo gli Stati Uniti) e la Cina, con il suo modus pensandi fluido, così capace di inglobare le contraddizioni, è al suo massimo splendore. La visione orientale della realtà è mediamente molto più contestualizzante e meno classificatoria. Il cinese è più portato a vedere sostanze che non oggetti e a utilizzare un verbo piuttosto che un sostantivo. L’idea di poter isolare analiticamente una frazione di realtà, anche nella vita di tutti i giorni, potrebbe risultare assurdo ma anche difficile per un orientale, che è abituato a pensare a qualsiasi individuo e a se stesso sempre come a una parte, risultante di una complessa, irriducibile e olistica interazione fra le molte regioni di un tutto complesso. Mi viene in mente il libro di Richard Nisbett, “Il Tao e Aristotele”: non avevo dubbi sugli esiti – entro pochi anni - del processo indicato così chiaramente dal ricercatore cognitivista.

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