lunedì 19 dicembre 2011

Marina Abramovic, Maurizio Cattelan e Maurizio Turchet: l'arte e 'lo avrei saputo fare anch'io'

Qualche notizia sulle performance di Marina Abramovic: una delle prime, tra le più dure, risale al 1974, nome in codice Rhythm Zero a Napoli. Sei ore sdraiata circondata da 72 strumenti (lamette, chiodi, rose, fiammiferi e piume) con l'invito al pubblico circostante di 'fare con il proprio corpo e con i 72 strumenti' quello che avessero preferito. Poi nel 1997, a Venezia, 'Balkan Baroque' e per finire 'The artist is present at Moma', 736 ore muta e immobile a fissare negli occhi i visitatori (850 mila).Previo addestramento e training preparatorio messo appunto dalla NASA. E Maurizio Cattelan? Non ha fissa dimora e quando ce l'ha, i suoi appartamenti sono piccoli, completamente scarni, quasi basi metaforiche al fine di non legarsi ad alcunchè. Tutte prove personali, certamente mediatiche ma altresì iniziatiche, in cui il proprio corpo/personalità e il percorso di esso nella vita, sembrano essere l’unica vera arte. Mi viene in mente anche il lavoro/vita di Maurizio Turchet, mio grande amico e grande sacerdote dell'arte tout court, dove i confini arte/vita sono estremamente liquidi: potrebbe essere altrimenti?

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